“C’ERA UNA VOLTA STUDIO UNO”- Nostalgia di anni mai vissuti

Lunedì 13 e Martedì 14 Febbraio su RAI1 si è tornati indietro nel tempo con una Fiction dedicata allo storico programma “Studio Uno”; per me, che ho vissuto con genitori abbastanza nostalgici e ho studiato quegli anni televisivi sui libri universitari, è stata un bel salto nel passato che ho sempre vissuto per vie traverse.

Studio Uno è stato uno dei primi verità italiani con presentatrice, la regina della musica italiana, Mina, le gemelle Kessler e le coreografie di Don Lurio (sua l’indimenticabile DaDa Un Pa ballata dalle gemelle tedesche); erano gli anni ’60 gli usi e costumi, ma soprattutto la morale italiana, era ben diversa da oggi. La miniserie racconta con semplicità quegli anni, facendo tornare indietro nel tempo chi all’epoca era giovane e facendo vivere quegli anni ai giovani, anzi giovanissimi, che hanno seguito la serie.

Il fascino dei tempi andati ha, infatti, battuto la concorrenza sfiorando per due sere di seguito (la prima, quella di Lunedì, contro “L’Isola dei Famosi”) i sette milioni di telespettatori e toccando la soglia del 25% di share, confermando quello che è ormai sempre più chiaro; le serie tv RAI hanno una forza narrativa ben più forte di quelle della concorrenza (“Il Bello delle Donne” per citarne una).

C’era una volta Studio Uno” non si è limitato a raccontare “Studio Uno” ma ha riportato lo spettatore negli anni ’60, raccontando sogni e insicurezze delle tre protagoniste, lontane anni luce dalla fama di Mina e Rita Pavone, che sostituì nello show la ‘Tigre di Cremona’ dal 1962 fino al 1965.

 

Giulia (Alessandra Mastronardi), Rita (Diana Del Bufalo) ed Elena (Giusy Buscemi) sono tre sognatrici con realtà familiari un po’ diverse dall’immagine della famiglia perfetta che era nell’ideale di quegli anni; Giulia, orfana, vive con gli zii ed è promessa sposa ad un giovane ingegnere ma preferirà inseguire i suoi sogni di carriera lasciando il giovane per il lavoro e un nuovo amore, Rita è una ragazza madre, situazione vista molto male in quell’epoca di democrazia cristiana e perbenismo, mentre Elena è una giovane ballerina con una madre alcolizzata.

Le tre si troveranno a lavorare insieme in RAI, la prima inizialmente lavora come semplice segreteria del ‘servizio d’opinioni’ e col tempo diventerà assistente di Antonello Falqui (Edoardo Pesce), regista e ideatore, insieme a Guido Sacerdote (Simone Gandolfo), di “Studio Uno”; Rita entra in RAI per fare la cantante, tuttavia dopo essere scartata al provino, viene assunta come sarta, grazie all’aiuto di Renato (Gianmarco Saurino), un giovane macchinista, che s’innamora di lei a prima vista. Elena è, invece, una ballerina dalle scarse capacità artistiche che vuole far carriera anche grazie a favori dall’alto non del tutto disinteressati. photo images_zpshq2pjcda.jpeg

La vita di queste ragazze s’incrocia con quelle degli alti dirigenti RAI e le dive del tempo, raccontando con leggerezza quegli anni di ricchezza televisiva di cui ormai siamo privi; dal 1961 al 1965 ci vengono narrate le vite delle tre ragazze passando tra successi e insuccessi lavorativi e amorosi, con Giulia come voce narrante lo spettatore è totalmente immenso nel racconto degli anni d’oro della Rete Nazionale (Rai 1).

Durante la seconda, e ultima, serata per curiosità ho fatto un giretto su twitter e mi sono trovata davanti a numerosi commenti di giovani e giovanissime che, grazie alla presenza di Gianmarco Saurino (tra i protagonisti di “Che Dio ci Aiuti 4” insieme a Diana Del Bufalo), hanno seguito la serie e hanno assaporato per la prima volta la magia di quegli anni così lontani da loro. Credo sia stato proprio questo il grande pregio di questa fiction, senza strafare ha mostrato anche ai più giovani un mondo lontano dagli smartphone e le tv on demand, un mondo in cui una ragazza madre deve mentire perché ‘scandaloso’ crescere un figlio da sola, fa pensare, però, come non per molti versi l’Italia non sia mai cambiata; si entra in alcuni posti di lavoro grazie a spintarelle e ad alcuni favori, che per una donna, la maggior parte delle volte, non sono altro che favori sessuali.
Come tiene a sottolineare Giulia sul finale “a noi della televisione piace il lieto fine”, almeno nella fiction, tutto si conclude con l’happy ending.

Bellissima la scelta di inserire le immagini di repertorio a quelle della fiction, lasciando ai protagonisti di Studio Uno quella sorta di intoccabilità tale da non essere mai re-interpretata; prima su tutti Mina, che viene vista in volto solo in video con spezzoni originali dello show, così come Don Lurio e le gemelle Kessler.

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Carina la scelta del cast che ha voluto strizzare l’occhio anche ai più giovani che hanno particolarmente gradito la reunion tra Alessandra Mastronardi e Antonello Fassari dopo “I Cesaroni”, serie evento di Canale 5 che ha reso celebre la giovane attrice. Ovviamente, i maggiori consensi li hanno ricevuti Saurino e Del Bufalo che anche durante la serie “Che Dio Ci Aiuti 4” hanno una sorta di relazione amorosa un po’ più travagliata rispetto a ‘C’era una volta Studio Uno’.

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Un po’ di commenti di Twitter:

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