GENERAZIONE Y: PERCHE’ RORY GILMORE RAPPRESENTA LA GENERAZIONE PIU’ SFIGATA DI SEMPRE

Lo stavamo aspettando tutti, dall’annuncio di Netflix, ai numerosi spot;  l’attesa era altissima e la tanta agognata reunion tra le Gilmore è arrivata. Una stagione nel complesso risolutiva, ci ha regalato molte gioie ma anche un grande interrogativo; perché la terza generazione Gilmore è andata alla deriva?

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LA SOAP DEI RECORD: I PRIMI VENT’ANNI DI ‘UN POSTO AL SOLE’

Era il 21 ottobre del 1996 quando a Napoli moriva il conte Giacomo Palladini.
Con la sua morte si apriva uno dei programmi più longevi della tv italiana; Un Posto Al Sole, che grazia alla sua nascita e al suo successo è riuscito a salvare il Centro RAI Napoli dalla chiusura (n.d.a. insieme anche al successo de La Squadra).
Realizzata da Fremantle Media Italia e RaiFiction, la soap, ha da sempre un taglio che l’ha resa unica nel suo genere, insieme alle trame romanzate tipiche di una classica soap opera, fatte di intrighi, amori e tradimenti, si inserisce uno spaccato di realtà della vita di tutti i giorni, con l’immancabile simpatia che contraddistingue il popolo partenopeo.
Gli intrecci della soap si strutturano all’interno di uno storico palazzo che affaccia sul Golfo di Posillipo, in un quartiere altolocato del capoluogo campano, di proprietà della famiglia Palladini.
La famiglia del conte Tancredi, nipote ereditario di Giacomo, è, infatti, la grande protagonista dei primi anni della soap. Le storie della nobile famiglia s’intrecciano con quelle più umili dei condomini del palazzo, a partire dal portiere Raffaele (Patrizio Rispo), cuore pulsante della soap dalla primissima puntata.
Un palazzo come tanti, fatto da gente comune; è questa la forza della soap partenopea, che nei suoi onorati vent’anni è riuscita ad appassionare poco più di due milioni di telespettatori che tutte le sere si sintonizzano sul pre-serale di RaiTre; un enorme successo per una soap e per terza rete RAI.
Ma cosa differenzia questa soap dalle altre soap italiane che hanno chiuso i battenti nel corso degli anni?
Quella punta di realismo che fa si che il telespettatore non si perda in storie lontane dalla propria realtà; il papà di Un Posto Al Sole, Giovanni Minoli, nel lontano 1994 ha raggruppato un vero e proprio gruppo di specialisti, sociologi e giornalisti per lavorare su una serie che strizzava l’occhio a Neighbours , serie tv australiana, rendendola il più possibile vicino alla realtà Italiana, e più in particolare napoletana.
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25 AGOSTO 2001 – CI LASCIAVA AALIYAH

Ricordo ancora chiaramente il 25 Agosto del 2001, la radio ha annunciato la morte di Aaliyah e poi mandato Try Again, il suo più grande successo qui in Europa. Il pezzo era la colonna sonora di “Romeo Must Die” di Andrzej Bartkowiak, film in cui era protagonista insieme a Jet Li; avevo 15 anni, lei 22.

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[ARTE] TAKASHI MURAKAMI IN MOSTRA A MILANO

E la prima volta che vi presento una mostra su Cookies e sono più che contenta di presentarvi questa mostra, se siete amanti della pop art e dell’arte originale giapponese non potete perdervi la mostra di Takashi Murakami (da non confondere con lo scrittore Haruki Murakami) TAKASHI MURAKAMI: un Otaku Superdeep a cura di Christian Gancitano alla galleria Deodato Arte (via Santa Marta 6) dal 29 Giugno al 30 Settembre.

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GOMORRA – LA SERIE E IL RACCONTO CRUDO DELLA REALTA’ (SPOILER SECONDA STAGIONE)

Gommorra – La Serie è tutto quello che un vero appassionato di sere tv, cerca; ha una narrazione accattivante con un costante climax e un cliffhanger mai scontato ad ogni episodio, ha un cast strordinario e una regia cinematografica.
È oggettivamente difficile trovargli un difetto, molti si sono lamentati sin dalla prima stagione dell’uso del napoletano stretto, ma anche questa lamentela è facile da smontare considerando quando l’uso del dialetto rappresenti al 100% la realtà non solo nei rioni ma anche della vita comune in molte regioni soprattutto del centro-sud italiano.

Chi ha letto il libro, ancor più di chi ha visto il film, ritroverà le dinamiche raccontate da Saviano nel suo best seller. Ovviamente la serie arricchisce il racconto di dinamiche interne e sentimentali, dal rapporto genitori-figli a quello paradossalmente più stretto tra boss e affiliati, un rapporto forte ma anche estremamente fragile.

Se nella prima stagione abbiamo visto uno dei protagonisti, Ciro Di Marzio, prima informatore della polizia, poi sempre più legato al clan dei Savastano fino ad un totale voltafaccia e una conseguente presa di potere in un quartiere sempre più distrutto in fazioni. La seconda stagione è totalmente diversa, il personaggio di Ciro, interpretato da Marco d’Amore, che nella prima stagione aveva conquistato tutti, nonostante rimanga una delle figure principali passa in secondo piano lasciando spazio alla scalata criminale di Gennaro Savastano, figlio del boss Pietro Savastano (Fortunato Cerlino), ex padrone di Secondigliano.
Gennaro nella prima stagione si trasforma da fessacchiotto figlio di papà a un vero e proprio mastino, ma è in questa seconda stagione che vediamo il vero cambiamento e soprattutto la grande crescita del personaggio interpretato magistralmente da Salvatore Esposito.

CGP

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